VELOCITA’ DI CROCIERA

VELOCITA’ DI CROCIERA

L’economia globale sta attraversando un periodo positivo che, almeno per il momento, non sembra minacciato da eventi negativi o dirompenti. Vero è che il dato del PIL USA del primo trimestre è stato deludente (+0,7% soltanto) ma abbiamo ormai registrato che, a causa della marcata stagionalità, così difficile da catturare con i modelli econometrici in uso, i risultati dei primi tre mesi di regola vengono successivamente corretti all’insù e, fatto ancora più importante, vedono normalmente un contraccolpo al rialzo nel secondo quarto dell’anno (come pare confermato dal calcolo del PIL immediato della FED di Atlanta, che segnala  +4,1%  il 16 Maggio). Alcuni altri indicatori della forza economica del ciclo, del resto, convalidano  questa previsione, per esempio l’indice degli uffici acquisti (ISM) e gli investimenti in conto capitale. Una segnalazione dal settore petrolifero: otto aziende su dieci che avevano cercato rifugio nelle procedure fallimentari (Chapter 11) ne sono uscite e hanno ripreso a funzionare normalmente, avendo reso più efficiente il loro modus operandi e abbassando il punto di pareggio rispetto al prezzo del petrolio. Anche la tanto invocata inflazione sta dando segni di graduale e lenta ripresa.

L’attuale debolezza del dollaro USA non dovrebbe durare a lungo, dal momento che la FED, secondo l’aspettativa prevalente, non dovrebbe deflettere dal suo programma di rialzo graduale dei tassi, cui non dovrebbero invece accodarsi né la BCE né la Bank of Japan. Il mercato creditizio americano è in buona forma e il rischio di restrizione derivante dalle mosse della FED è remoto. Nel frattempo è stata superata la soglia occupazionale compatibile con l’inflazione e si è quindi arrivati sostanzialmente a condizioni di pieno impiego. Tutte queste buone notizie trovano un riscontro e, se si vuole, un contraltare, in mercati finanziari caratterizzati da prezzi molto alti, che presumibilmente né scenderanno né saliranno significativamente. Nei mesi futuri dovremmo dunque registrare una banda di oscillazione dei prezzi abbastanza contenuta intorno ai massimi, salvo apprezzabili sorprese derivanti da manovre trumpiane sul fisco e sul rimpatrio degli utili parcheggiati all’estero.

Diverso il discorso per l’Europa e per il Giappone. Per quest’ulltimo si ritiene che l’indice Nikkei della Borsa di Tokio sia attualmente sottovalutato; l’azione concertata del Governatore della BOJ Kuroda e del primo ministro Abe sta forse finalmente spingendo il paese fuori delle spire della deflazione riportandolo al ruolo primario che gli spetta in quanto terza economia mondiale. Quanto all’Europa, che ha superato incolume il test delle elezioni francesi, è da notare la ripresa del mercato del credito, con il sistema bancario che apre nuovamente i cordoni della borsa e inizia a dare ossigeno alla ripresa, ancora sottovalutata dal mercato. Le aspettative nei confronti della BCE sono tali da escludere, almeno in un primo periodo, rialzi dei tassi, anche quando l’economia andrà meglio.

In entrambe queste aree geografiche i mercati finanziari sono contrassegnati da valutazioni contenute e suscettibili di rialzo, una situazione che induce a prospettare un 2017 favorevole. Non va tuttavia mai dimenticato che, se l’Europa nel suo complesso è in equilibrio, al suo interno si annoverano profonde divergenze tra diverse aree territoriali, e in particolare uno scollamento vistoso tra l’Europa del Nord che ruota attorno a Germania e Francia e i paesi mediterranei, alle prese con debito pubblico alto e sistemi economici decisamente ingessa.

Una nota di preoccupazione arriva in particolare dall’Italia, che resta ad oggi il Paese con il rischio politico più rilevante in Europa. La matassa da sbrogliare è assai complessa e passa dalla legge elettorale, dallo scacchiere politico e dai vincoli di bilancio che il paese deve gestire. Potrebbe essere un focolaio di ansia in grado di sviluppare perturbazioni significative nel riassestamento dell’Europa e nella sua stabilità.

La Cina, dal canto suo, sta affrontando le sue quattro sfide, a) la ristrutturazione del debito; b) la ristrutturazione economica; c) la ristrutturazione del mercato dei capitali; d) la ristrutturazione della bilancia dei pagamenti e del renminbi, e sembra che stia operando efficacemente. Il tasso di crescita è in   forte accelerazione mentre l’inflazione si è alzata un poco pur rimanendo modesta; il livello di debito è alto e in rapido aumento mentre i tassi di interesse restano bassi, seppure con qualche correzione al rialzo. In conclusione, coesistono insieme due economie: un “vecchia economia” pesantemente indebitata e con sacche di capacità produttiva in eccesso e una “nuova economia” trainata da industrie di alta gamma e dai consumi delle famiglie. E’ probabile che questa transizione da una economia basata sugli investimenti pubblici e sull’export verso una economia basata sui consumi interni rappresenti il tema conduttore della parabola cinese dei prossimi anni, il che dovrebbe mandare segnali rassicuranti sul ruolo del paese nello scacchiere economico internazionale, come dimostra il discorso pro-globalizzazione tenuto a Davos da Xi Jing Ping.

Per quanto riguarda gli emergenti, infine, avremo una serie di dati macroeconomici nella settimana corrente, riguardanti in particolare la Cina, ma anche l’India, il Brasile e la Corea del Sud, utili a valutare la durata del momento positivo degli attivi di questi mercati. Nel frattempo, meritano una menzione il Messico e il Sud-Africa per le rispettive divise e l’India per le sue prospettive di medio termine, legate alla demografia favorevole, al livello di istruzione, alle riforme di Modi e al prezzo contenuto del petrolio di cui la nazione è importatrice netta.

CONCLUSIONI

Lo scenario economico si presenta quindi moderatamente positivo a livello globale, al netto di potenziali novità dal lato della politica e della strategia internazionali: quali per esempio le conseguenze dell’allontanamento tra gli alleati della Nato sulle sponde atlantiche, quale il ruolo della Russia di Putin vis a vis le democrazie liberali?

Al di là di queste grandi domande restano comunque interessanti per gli investitori le prospettive per il settore azionario, in particolare per l’Europa e il Giappone. Parimenti un certo apprezzamento si può esprimere per il Peso messicano e il Rand sudafricano nonché per l’India come sistema paese in evoluzione.e

Stelvio Bo